Gragnano da bere, il rosso frizzante da “vino dei napoletani” a vino contemporaneo

Il dibattito intorno al nettare tipico dei Monti Lattari a marchio Penisola Sorrentina Dop nel corso dell'ultima masterclass dell'evento gragnanese. Il sindaco Nello D'Auria soddisfatto per la kermesse, al suo battesimo ufficiale. Grandi prospettive di crescita anche da parte di Raffaele La Mura (Consorzio produttori della Dop)

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Freschezza, delicatezza, spuma violacea e tanta briosità. Questo è il Gragnano, il vino rosso frizzante sempre più amato dal pubblico e dagli estimatori del buon cibo.

Un vino versatile, iconico – come definito durante la masterclass del 20 maggio a chiusura dell’evento ”Gragnano da bere” (nell’ambito del P.O.C. La dispensa dei Monti Lattari). Abbinabile sia agli antipasti sia alla pizza, quest’ultima una tendenza sempre più in voga.

Leggerezza e bollicine sono le due parole chiave, all’ordine del giorno quando si parla di vini e di abbinamenti con la gastronomia.

Ieri pomeriggio, la masterclass condotta e moderata dal giornalista Yuri Buono, nel chiostro di Sant’Agostino a Gragnano, ha offerto tanti spunti di riflessione sugli altrettanti Gragnano frizzante in degustazione. Etichette diverse, spuma e bollicine rosseggianti nei calici. I sommelier di AIS Penisola Sorrentina hanno accompagnato il tasting tecnico attorno alle due sottozone Lettere e Gragnano, in presenza del presidente regionale Tommaso Luongo e della consigliera nazionale Nicoletta Gargiulo.

Mentre dall’enologo Francesco Martusciello sono giunte alcune informazioni talvolta sconosciute al grande pubblico, meno ai tecnici di settore.

Gragnano gode di un pedoclima particolare, protetta com’è dalla catena dei Lattari e a livello ampelografico dal Vesuvio che con le sue ceneri anticamente depositatesi ha reso ancor più fertile la viticoltura a piede franco, tutelando le viti dalla philloxera.

Il microclima e la famosa (per gli autoctoni) escursione termica serale, fanno del Gragnano uno dei prodotti di punta dell’enogastronomia locale. Così come il gemello Lettere, che a sua differenza ha soltanto una maggior altitudine di coltivazione e quindi di produzione.

Piedirosso, aglianico e sciascinoso è la triade dei vitigni autoctoni che ne compongono il 60% da disciplinare – come ricordato anche dal presidente del neonato Consorzio, Raffaele La Mura. Il restante 40 % viene invece affidato a uve cosiddette ”minori” ovvero altri vitigni meno diffusi (come suppezza, castagnara e sabato). Poco contatto con le bucce, così da regalarne sfumature violacee, sapore fruttato e bassa gradazione alcoolica.

Le pergole adornano il paesaggio del Gragnano e dei Lattari, donando alternanza allo skyline della catena e dei suoi centri urbani. Viticoltura eroica, come dai più definita.

La fermentazione con metodo Charmat fa il resto, portando questo vino frizzante a gradazioni alcooliche comprese fra 11 e 12 % al massimo (vedasi il disciplinare approvato in MIPAAF nel 1994 – ndr).

L’auspicio, naturalmente, è che l’evento appena conclusosi a Gragnano porti alla ribalta non solo il nome della città legato al suo vino (oltre che alla già rinomata pasta Igp), ma una nuova visione del territorio in chiave turistica, esperienziale e slow.

 

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