Vico Equense – Due giornate di Cultura e di Scienza, nel segno del Premio Capo d’Orlando

“Dal microscopico all’infinito” il tema del XXVI Premio Scientifico “Capo d’Orlando”. Tra gli insigniti di questa edizione il Nobel Richard Henderson e l’astronauta Paolo Nespoli. Dal 17 maggio al 2 giugno in mostra al Museo Mineralogico Campano frammenti di meteoriti da ogni parte del mondo

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Un viaggio ideale dall’infinitamente piccolo all’infinito dell’Universo. Questo il filo conduttore della 26esima edizione del Premio Scientifico Internazionale “Capo d’Orlando”.

L’evento che unisce scienza, cultura e promozione del territorio, organizzato dal Museo Mineralogico Campano – Fondazione Discepolo, ha avuto luogo come di consueto all’interno del Castello Giusso di Vico Equense.

Cerimonia presieduta dal Prof. Matteo Lorito, Rettore dell’Università “Federico II” di Napoli, ateneo che, unitamente a CNR, UGIS, Regione Campania e Comune di Vico Equense, patrocina l’evento culturale.

La targa d’argento riproducente uno dei pesci fossili del Cretaceo rinvenuto nel XIX secolo a Capo d’Orlando (Vico Equense) è stata consegnata ai vincitori delle varie sezioni del Premio: per la sezione scientifica il Prof. Richard Henderson, Premio Nobel per la Chimica 2017, per 10 anni Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dell’Università di Cambridge; per la sezione “Divulgazione” targa d’argento consegnata all’Ing. Paolo Nespoli, astronauta con 3 missioni spaziali a borgo dell’ISS (International Space Station), ora docente al Politecnico di Milano; per la “Comunicazione Multimediale” premiato il Dr. Gianfranco Bologna, Presidente Onorario della Comunità Scientifica del WWF Italia; per la sezione “Management Culturale” ha ritirato il riconoscimento il Dr. Paolo Giulierini, per otto anni Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; per la Sezione “Scienza e Industria” insignito Massimo Renda, Cavaliere del Lavoro, Presidente di Caffè Borbone srl, società molto attenta alla salvaguardia ambientale; mentre per “Scienza e Alimenti” il premio è andato al Prof. Giovanni Scapagnini dell’Università del Molise.

Manifestazione coordinata dalla giornalista scientifica Dr.ssa Paola Catapano del CERN di Ginevra.

L’importante riconoscimento rappresenta anche una vetrina internazionale per la Città di Vico Equense che ogni anno diventa luogo di incontro e confronto tra menti eccelse ed esperti di caratura mondiale.

Il Premio Internazionale “Capo d’Orlando”, ideato nel 1999 da Umberto Celentano, 
Direttore del Museo Mineralogico Campano, vanta nel suo Albo d’Oro scienziati 
come il matematico John F. Nash, la cui storia ha ispirato il film “A Beautiful 
Mind”, il biologo James Watson, co-scopritore della struttura del DNA e 
Andre Geim, artefice della scoperta del Grafene, materiale presente nel Museo 
di Vico Equense grazie alla donazione del celebre Nobel. 
Dal 2020 il Premio ha come Presidente Onorario Sir Paul Nurse, Premio Nobel e 
Direttore del Francis Crick Institute di Londra.

 

Domani, venerdì 17 maggio, alle ore 19.30, ancora protagonista la realtà museale vicana. Sarà infatti inaugurata, nel Municipio storico, la mostra “Meteoriti: messaggeri dall’infinito” organizzata dal Museo Mineralogico Campano – Fondazione Discepolo in collaborazione con gli esperti Giovanni Ascione e Pasquale Russo di Sky Sentinel Network, rete di scienziati, appassionati, specialisti e scienziati che si occupa del monitoraggio della volta celeste con avanzate strumentazioni ottiche e informatiche per monitorare eventi meteorici  con potenziali cadute al suolo.

 

L’evento, che si avvale del patrocinio del Comune di Vico Equense, della Regione Campania, dell’Università Federico II, del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell’Ugis (Unione Giornalisti Scientifici), costituisce un’appendice della 26esima edizione del Premio scientifico internazionale “Capo d’Orlando” che si terrà il giorno prima, giovedì 16 maggio, alle ore 18, al Castello Giusso.

A ricevere la prestigiosa targa d’argento saranno il Premio Nobel Richard Henderson, il presidente onorario della comunità scientifica del WWF Italia Gianfranco Bologna, l’archeologo e già direttore del Mann di Napoli Paolo Giulierini, il professor Giovanni Scapagnini dell’Università del Molise, il presidente di “Caffè Borbone” Massimo Renda e l’astronauta Paolo Nespoli, oggi docente del Politecnico di Milano. E proprio Paolo Nespoli, dopo aver presentato il suo volume “Interior Space” alle ore 18 di venerdì 17 maggio nella Sala delle Colonne del Complesso monumentale della SS. Trinità e Paradiso, farà da testimonial all’inaugurazione della mostra che avrà come madrina Paola Catapano, giornalista scientifica del CERN di Ginevra.

I visitatori potranno ammirare una trentina di meteoriti provenienti da ogni parte del mondo, tra i pezzi più interessanti della collezione di Sky Sentinel Network. In particolare, si potranno osservare reperti precipitati sulla Terra migliaia di anni fa come frammenti di “Gebel Kamil”, meteorite caduto nel deserto egiziano circa 5 mila anni fa ai tempi della prima dinastia egizia, oppure frammenti di “Campo del Cielo”, meteorite precipitato in Argentina tra 4.700 e 4.200 anni fa. Viaggiando di corsa avanti nel tempo, saranno visibili esemplari provenienti da “Nantan”, meteorite caduto in Cina nel 1516 durante la dinastia Ming e di “Sikhote Alin”, meteorite precipitato in Siberia nel 1947. Testimoni di cadute in anni più recenti, i frammenti di “Čeljabinsk”, il meteorite con la caduta più documentata della storia,  precipitato negli Urali nel 2013 ferendo oltre mille persone, distruggendo appartamenti, industrie e foreste e di “Sericho”, meteorite caduto nel deserto del Kenya nel 2016. Gran parte degli esemplari provengono  però dal West Africa, dal deserto del Sahara, raccolti dai nomadi durante i loro spostamenti attraverso le dune sabbiose.

 

«Tre di questi frammenti di meteoriti, Campo del Cielo, Sericho e Čeljabinsk resteranno con noi – spiega il direttore del Museo Mineralogico Campano, dr. Umberto Celentano – perché andranno ad arricchire il nostro patrimonio museale grazie anche alla collaborazione di Giovanni Ammendola. Sono certo che questa mostra susciterà notevole interesse non solo tra cittadini  e turisti ma soprattutto tra i bambini e i ragazzi delle scuole che potranno osservare da vicino testimonianze geologiche arrivate direttamente dallo Spazio».

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