Il Vulture melfese: scenari d’autunno tra cinema, natura e storia

Castelli, fortezze, cantine e vallate. Natura selvaggia e piccoli centri sospesi nel tempo, tra memoria imperiale, briganti e Aglianico

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Natura brulla e panorami dal fascino unico. La sua atmosfera incantata, ferma nel tempo, rifiutando la modernità, aveva rapito Pierpaolo Pasolini. Così come i Sassi di Matera più in avanti con i decenni per Mel Gibson. Ma oltre al cinema, il Vulture melfese ha in sè un patrimonio di storia e cultura spesso celato dai libri e dalla pubblicità. Piccoli centri arroccati alle pendici di rupi scoscese, addirittura chiamate le ‘dolomiti lucane’; cittadine oggi timidamente aperte al moderno, ma intatte nel loro centro storico; vallate, gole e caverne dove a fine ‘800 esplose ferocemente il fenomeno del brigantaggio. In occasione di un evento legato proprio all’epopea di Carmine Crocco, Ninco Nanco e delle loro brigantesse, ci siamo recati alla scoperta di alcune fra le principali località che sorgono attorno al vulcano spento del monte Vulture. Fra boschi e castagne, atmosfere autunnali, piatti tipici ed ottimo vino, viviamo la quotidianità di un popolo fiero come i Lucani, che va avanti ma senza mai dimenticare le sue origini antichissime. Testimoni di ciò alcuni centri in cui l’epoca classica ha lasciato il passo alle prime migrazioni da Oriente e poi…all’Italia Unita. 

MELFI. Adagiata sui tre colli che ne caratterizzano il territorio, svetta fra le colline del versante nord del Vulture dove si erge in tutta la sua maestà il Castello di Federico II di Svevia. Da un estremo all’altro, lo sguardo viene quindi catturato dalla punta del campanile della cattedrale romanica dell’Assunta. Punto d’osservazione ideale è il colle dei Cappuccini, dove sorge il convento dal quale è possibile ammirare la cartolina dell’intero centro storico melfese. Periodo giusto per gustarne le prelibatezze, tra funghi e castagne, frutto di stagione al quale è dedicata appunto la sagra della Varola (dal nome del pentolone bucato dove vengono cotte in strada le caldarroste – ndr) che attrae gente da tutto il meridione e non solo. Ottime le castagne nelle zuppe di fagioli, con verdure o ragù di cervo, ma anche nel dolce con crema alla ricotta – anch’essa eccellente sia in versione dolce e cremosa sia stagionata.

VENOSA.  Ad est rispetto a Melfi, raggiungibile sia in auto che in bus, ecco la città del poeta e satirico latino Quinto Orazio Flacco. La sua casa, o meglio quel che resta, è ancora oggi ricordata con una stele, posta accanto ad un arco, nonchè con numerose epigrafi ed il monumento che sorge nell’omonima piazza. Dal mondo classico all’arrivo della Chiesa, che nel Medioevo tentò di sovrapporre alle rovine d’epoca romana una basilica cristiana, rimasta però allo stadio iniziale all’interno dell’area archeologica e detta pertanto ‘L’incompiuta’.

Venosa svetta fra le colline brulle di questo lembo di Lucania anche per il suo Castello d’età feudale, che nel ‘400 venne poi acquisito dal Signore della Città e dove oggi è visitabile il Museo archeologico del Vulture con testimonianze delle varie civiltà dalla preistoria all’età signorile. Degna di visita anche la cattedrale di Sant’Andrea, affrescata lungo le due navate in stile romanico, oltre alla chiesa di San Rocco. A Venusia è tutt’ora ricordato Orazio con una celebre gara detta Certamen rivolta agli studenti di liceo classico di tutta Italia.

 

 

 

 

 

 

RIONERO IN VULTURE. La patria di Carmine Crocco, che nel cuore del rione Costa ebbe la sua dimora prima di divenire un fuorilegge e perciò latitante, ricercato dall’esercito dapprima borbonico poi sabaudo per le scorribande tipiche del fenomeno del brigantaggio. Da fine Ottocento ad oggi è vivo più che mai nella gente del luogo il ricordo delle gesta dei briganti, da molti ritenuti eroi consegnati alla morte, come martiri per la difesa della loro terra. Ne abbiamo visto più volte rievocata la figura in tv ed al cinema, dagli anni ’60 fino alla più recente interpretazione di Crocco cui ha dato il volto l’attore Daniele Liotti per Rai fiction. Nell’ambito delle Giornate del Fai (Fondo ambiente italiano) gli allievi della locale scuola ‘Giustino Fortunato’ hanno condotto i visitatori in una suggestiva rievocazione storica dentro al museo del brigantaggio, ex carcere borbonico, situato nel cuore di Rionero e teatro della rappresentazione messa in scena da studenti ed attori di strada raccolti dalle associazioni locali (di cui uno spezzone nella nostra diretta social Paginasette ascoltando Carmine Crocco oggi  https://www.facebook.com/paginasettemag/videos/357705461349102/ ). 

Di sera in parata i briganti , dal processo successivo alla cattura di Crocco, non ucciso ma esiliato dal re d’Italia dopo la sua condanna, fino al suo monologo in dialetto locale, dal carcere dell’Elba.

Rione Costa merita una parentesi, vittima di epoche e sventure che ne hanno minato a fondo l’anima e caratterizzano ancora la storia di questo tranquillo ma giovane paese. Semidistrutta dal terremoto dell’80, poi preda dell’edilizia moderna, la borgata guarda dall’alto piazza Fortunato con la cattedrale e la biblioteca dedicata al medesimo studioso meridionalista locale. Emblema di un paesino agricolo, essenzialmente povero ma frutto di accavallarsi di culture e popoli. Gli albanesi in fuga dall’Impero turco nel ‘400 fondarono la vicina Barile, come altri piccoli centri fra Basilicata e Calabria. Tuttora vi è chi lo parla, l’albanese, dando nomi a vie e palazzi.

BARILE. Se gli albanesi vi trovarono rifugio, nel Novecento un grande regista e scrittore italiano ne restò abbagliato. Pasolini, dopo le vicende controverse che ne macchiarono la vita privata, decise di ‘riabilitarsi’ agli occhi di un paese cattolico e scrollarsi da dosso il suo anticlericalismo e comunismo. Ambientò nelle salite della suggestiva Via delle Cantine alcuni suoi film, più celebre fra tutti ‘Il Vangelo secondo Matteo’. Parlando di Gesù, della strage degli innocenti (in cui i paesani sostengono ancora di aver preteso che si adoperassero dei bambolotti per evitare ferimenti ai neonati reali – ndr), del bacio di Giuda e della scena della natività, vennero allestiti set cinematografici ovunque. Ogni grotta ed ogni cantina, appunto, divennero set da film.

Così come fu per Melfi, dove Salvatores ha girato successivamente alcune scene di ‘Io non ho paura’ con Diego Abatantuono; oppure per altri borghi lucani dove andarono in scena capolavori come ‘Cristo si è fermato a Eboli’ con Gianmaria Volontè, fino all’odierno ‘The passion’ di Mel Gibson a Matera.

Lontano dal fulgore della prossima Capitale della cultura 2019, però, il Vulture melfese rimane ancora una storia a parte. Meno pubblicizzata rispetto al capoluogo materano, ma più selvaggia ed affascinante per questa sua anima così legata al passato, quasi a voler rifiutare la modernità. Un messaggio del genere il cinema lo ha dato – in maniera autoironica – anche con Rocco Papaleo, nel 2010, con il suo ‘Basilicata coast to coast’ attraversando l’impervio sud della regione. In questi giorni ecco però tornare alla ribalta anche il melfese, da quando una nuova troupe cinema ha deciso di affacciarsi in queste terre per raccontarne storia e cultura, riti e tradizioni. Parliamo del film ‘Lucania’ – girato fra Melfi, Venosa e altri borghi del potentino – di cui sarà protagonista una delle due gemelle Fontana, ex fenomeno canoro a ‘Ti lascio una canzone’ e premiate di recente per il loro primo film ‘Indivisibili’.

Lungo le tappe di questa nostra scorribanda nel Vulture, fra i sentieri prediletti da ciclisti ed amanti del trekking, è d’obbligo l’assaggio delle specialità culinarie locali. Paste fresche lavorate col ferretto come da tradizione: i cavatelli e gli strascinati. Ottimi sia con salsa alla boscaiola sia con fagioli Sarconi Igp; zuppe di verdure e legumi; Lagane e ceci; o anche l’antica ricetta dell’acquasale, cottura di aglio, olio e peperoncino con varie interpretazioni… dalla salsiccia semipiccante all’uovo strapazzato adagiato sulla fetta di pane in un tegamino. Naturalmente le castagne, le noci, la carne di capra, cinghiale o agnello alla griglia condite con verdure di stagione, i salumi, il caciocavallo ‘podolico’ e la ricotta locale. Tutto ciò non senza prima aver assaggiato il vino re della zona, il rosso Aglianico del Vulture. Differente dal cugino campano perchè vitigno d’altura e dal terroir vulcanico. Corposo, aromatico, quasi sempre invecchiato in botte e degno dell’appellativo di ‘Barolo del sud’. Due varianti, il Superiore come DOCG e l’Aglianico Vulture DOC nelle altre sottospecie, 100 % uve aglianico a bacca nera e dalla gradazione alcoolica fra 14 e 14,5%.

Non c’è pasto senza acqua, soprattutto nel Vulture. Qui, alle falde dell’antico cratere vulcanico, sorgono oggi i due laghi di Monticchio. Fonte di tantissime acque minerali, imbottigliate da aziende della zona e commercializzate dappertutto, Monticchio è ormai nota per la sua acqua dal gusto unico, la sua effervescenza e la sua freschezza. Gaudianello, Toka, Sveva, Cutolo Rionero e tante altre le marche di minerale servite in tutti i ristoranti della zona nonchè vendute al supermercato. Ma le fonti di Monticchio rappresentano anche la meta privilegiata per gli amanti della sentieristica, della pace e della spiritualità. Lungo le sponde del lago piccolo, sorge infatti l’abbazia di San Michele, vero e proprio gioiello incastonato fra le vette di questo territorio unico.

Da lassù, citando l’attore lucano Rocco Papaleo, è veramente possibile dire : “Ba-Ba… Basilicata, tu che ne sai? L’hai vista mai? Basilicata is all my mind” .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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