Cene di mezza estate. La ripartenza è ‘One fire’ con vista su Capri

Raccontiamo la ripresa della ristorazione in un luogo incantato, fra storia, sapori e paesaggio

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Diego Ambruoso ph. (c)

Ci eravamo lasciati con la ripresa generale dei locali aderenti a Slow Food. In quel video, tra i quattro chef e ristoratori protagonisti della ripartenza c’era anche lei, Amelia Mazzola, la vulcanica ed eclettica bandiera de La Torre One fire a Massa Lubrense, frazione Santa Maria Annunziata.

Dopo l’immancabile angolo fotografico con supervista su Capri e sul Golfo di Napoli dalla terrazza che guarda Villa Murat, ci sediamo a tavola per riprendere in tutti i sensi le nostre vecchie abitudini. Ci avrete forse riconosciuti in foto, con l’isola azzurra alle nostre spalle. Siamo io, a sinistra il direttore di Paginasette Biagio Verdicchio e il nostro magico cameramen, fotoreporter e tuttofare Diego Ambruoso (al centro). Il volo sul delizioso borgo dell’Annunziata è naturalmente sua competenza.

Intanto, nella mia mente perennemente votata al cibo è già vivo il pensiero a quello che sarebbe stato il menù della serata. Tonino Mazzola, patron dello storico locale nella piazzetta del borgo massese assieme alle sue figlie Amelia ed Alessia ed alla dolce signora Maria in cucina alle prese con le prime ordinazioni, è già lì che ci attende.

Il ritorno a tavola all’aperto, mascherine e misuratori della temperatura a parte, ha per noi lo stesso sapore di sempre. E’ trascorso un inverno triste, con primavera altrettanto insolita vista la chiusura forzata di moltissimi locali fra cui anche La Torre. Tutti desiderosi di ripartire e lasciarci alle spalle tutto ciò. Ci sediamo, adagiati in una posizione invidiabile con vista sulla piazzetta e con sfondo del tramonto sul golfo. Il menù è vario ed anche questa volta Amelia Mazzola ci stupisce con l’arrivo di un antipasto ai sapori di mare e di terra, preceduto da tre montanarine classico di entrèe.

Il trittico di mare è una delizia, decido di iniziare dal meno conosciuto per me ovvero il gamberone in carrozza, in una doratura croccante che abbraccia alla perfezione il condimento di pomodoro, capperi ed olive. Al centro del piatto domina – non solo alla vista ma anche a naso – il tentacolo di polpo grigliato e adagiato su letto di purè di patate. A seguire, il classico totano e patate, mentre la portata successiva è un inno alla terra madre sorrentina con parmigiana di melanzane, crocchetta di patate e caprese.

Al momento del primo piatto siamo tutti decisi: mentre Diego e Biagio virano sui paccheri con rana pescatrice io resto fedele all’evergreen linguine allo scoglio. Il vino scelto è un ottimo Fiano cilentano di denominazione Paestum Igp, annata 2019, dalla cantina Pippo Greco in Agropoli (SA).

Il dolce è sempre la scelta più dura, dopo che la pienezza di stomaco inizia a farsi sentire malgrado la passeggiata fotografica di apericena. La caprese agli agrumi viene votata alla maggioranza, come vero unicum di questo locale. Digeribile e fresca, accompagnata piacevolmente o da un limoncello locale o dal mitico nocino artigianale di San Giovanni (che come vuole la tradizione Slow Food in zona è prodotto da malli di noce raccolti il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista – ndr).

Non potevamo andar via senza la foto con la famiglia Mazzola al completo, ringraziandoli per la calda accoglienza riservataci e felici per la ripartenza in grande stile, seguendo le regole di oggi ma con l’amore di sempre (cit.).

 

 

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