La cucina italiana è entrata ufficialmente nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Il Comitato intergovernativo dell’organizzazione, riunito a Nuova Delhi, ha infatti approvato il 10 dicembre scorso l’iscrizione della candidatura della ‘Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale’, confermando la valutazione preliminare positiva dello scorso novembre.
La candidatura mirava a promuovere principi e valori tipici della tradizione italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse. La decisione segna una svolta nella storia dei riconoscimenti gastronomici dell’Unesco: è la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità, superando l’approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.
Non si punta sulla ricetta iconica né sul prodotto tipico, bensì sul fatto che in Italia cucinare, condividere la tavola e scegliere ingredienti sostenibili non costituiscono azioni isolate ma rituali collettivi, radicati nella memoria familiare e nella diversità territoriale.
L’Italia non è estranea ai riconoscimenti, ma finora si è visto premiato un singolo mestiere: l’arte del pizzaiuolo napoletano, riconosciuta nel 2017 come tecnica e rito sociale che dà forma, a partire da acqua e farina, a un simbolo popolare planetario ma tutto sta per cambiare con un unicum nel panorama mondiale.













































