Sicilia e sicilianità. A Pozzallo inaugura la mostra d’arte dal titolo ‘Un puro nulla’

SACCA gallery sarà la sede di “Un puro Nulla”. Una mostra con Valentina Colella, Ettore Pinelli, Francesco Rinzivillo e Federico Severino, a cura di Emanuela Alfano

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Si inaugura martedì 11 agosto alle ore 20:30, alla Galleria SACCA _ Contenitore di sicilianità di Giovanni Scucces a Pozzallo, la mostra “Un puro Nulla” a cura di Emanuela Alfano, con opere di Valentina Colella, Ettore Pinelli, Francesco Rinzivillo e Federico Severino.

SACCA, con questo progetto, dà l’avvio a quel dialogo importante e necessario con artisti e/o varie personalità, senza porre alcun vincolo di collaborazione o limite geografico, in accordo con la propria mission e con la convinzione che scambio è comunque reciproco arricchimento e va al di là di qualsiasi preconcetto e categorizzazione eccessivamente limitanti. Così Pinelli e Severino, artisti promossi da SACCA, dialogano in questa occasione con Rinzivillo (siciliano, vive fra l’altro proprio a Pozzallo) e Colella (abruzzese).

Un puro Nulla è un progetto incentrato sul tema dell’astrazione dell’immagine e del sostanziale, qualcosa che riporta alle fondamenta, al nucleo centrale della sostanza, tutto sembra fermo eppure sotterraneamente scorre e si evolve. Non è più l’immagine figurativa a dominare e a raccontare, quanto l’astrazione, la sintesi che, attraverso il colore, le campiture estese o la negazione del colore stesso, affonda le radici dell’opera in un un’altra realtà. Al margine della forma quattro artisti, scelti per il rigore formale, la sintesi segnica e pittorica, dialogano sull’essenzialità del vuoto, in quel luogo dove in realtà tutto diviene l’essenza dell’essere stesso “il puro Nulla”.Valentina Colella, Ettore Pinelli, Francesco Rinzivillo, Federico Severino ci conducono ad una riflessione sintetica tramite opere dal linguaggio unico, contrapposte e allo stesso tempo complementari, che tramite l’astrazione, la composizione e la scomposizione delle forme affondano le radici nella conoscenza dello spirito e della coscienza, in quel puro Nulla dove tutto ha origine e dove tutto ritorna.

La mostra potrà essere visitata fino al 26 settembre dal martedì al sabato. Nel periodo estivo la galleria è aperta dalle ore 18 alle 21 (il mercoledì fino alle ore 23). Da settembre in poi gli orari potrebbero variare, si consiglia pertanto di consultare il sito web o i canali social.

Durante la serata inaugurale verranno proposti in degustazione una selezione di vini della Cantina Frasca, una delle aziende che trovate stabilmente nella sezione “excellence” di SACCA.

L’ORGANIZZATRICE, EMANUELA ALFANO (ph.)

Un Puro Nulla

“Trenta raggi convergono al mozzo, ma è quel vuoto che rende utile la ruota. Un vaso è fatto di solida argilla, ma è il vuoto che lo rende utile. Per costruire una stanza devi aprire porte e finestre; senza quei vuoti, non sarebbe abitabile. Dunque, per utilizzare ciò che è devi utilizzare ciò che non è” (cit.)

Tao Te Ching

Emanuela Alfano
(credits: Federica Siciliano ph.)

In ogni quadro è misteriosamente racchiusa un’intera vita, la vita dell’artista e dell’opera stessa, staccandosi e divenendo un soggetto indipendente con un suo respiro spirituale. L’opera nasce in modo misterioso, enigmatico e mistico. Oltrepassando i confini della pura oggettività, l’opera stratifica velatamente la sua stessa essenza per costruire un dialogo essenziale, un principio di necessità interiore con l’osservatore e crea un varco senza definizione che sconfina nel nulla, quel nulla che è fondamento di tutto e per estensione diviene essenza della vita stessa, principio motore; il nulla che, carico di sapere, si innalza al di sopra della forma e della natura. “Un puro Nulla” è un progetto espositivo incentrato sul tema dell’astrazione dell’immagine e del sostanziale, un ritorno all’essenza, al wu wei, vale a dire l’idea del fermo nel movimento, qualcosa che riporta alle fondamenta, al nucleo centrale della sostanza, alle stanze del cuore, tutto sembra fermo eppure sotterraneamente scorre e si evolve, una sincronizzazione naturale e armonica con il corso  della realtà e con quella legge invariabile che governa ogni mutamento. Le forme sempre più fluide e sintetiche diventano solo accenni che amplificano il colore in un’azione/non azione interiore e libera dagli schemi e dai condizionamenti imposti di una visione collettiva sempre più deformata e deformante. Non è più l’immagine figurativa a dominare e a raccontare quanto l’astrazione, la sintesi che, attraverso il colore, le campiture estese o la negazione del colore stesso, affonda le radici dell’opera in un’altra realtà, come un portale, dove i limiti del tempo e dello spazio non esistono. Non c’è impossibile ma elevazione ed espansione. Al margine della forma quattro artisti, scelti per il rigore formale, la sintesi segnica e pittorica, dialogano sull’essenzialità del vuoto, in quel luogo dove in realtà tutto diviene l’essenza dell’essere stesso “il puro Nulla”. Quel puro nulla che è il silenzio ed anche la relazione originaria con tutto ciò che esiste e che ci circonda, nella massima espressione di quella bellezza multiforme che scardina le strutture cancellando le illusioni delle apparenze. La luce frammentata si fa opera e il respiro la materia che la compone, il colore, mantra sacro del pensiero e del pensare, valica il caos ordinario delle immagini e trasmuta alchemicamente  lo spirito osservatore guidandolo in una dimensione segnica ricca di infinite possibilità interpretative. “Un puro Nulla” è un viaggio nell’universo astratto dei concetti i cui punti cardine sono le campiture nette, la variazione cromatica, la negazione della forma, lo sconfinamento della struttura entro i confini circoscritti delle tele, l’eterea leggerezza. Composizione e scomposizione segnano la scintilla creativa e il leitmotiv di Valentina Colella che, giocando sulle variazioni cromatiche del verde, analizza il microcosmo segnico di un prato sintetico e stratificato, una connessione armonica con l’aria sottile, con quel respiro universale che attraverso lo svuotamento riconduce al nulla: nasce la quiete. La luce e lo spazio diventano le condizioni necessarie per carpire il mistero dell’esistenza, per valicare il limite confinante tra ciò che è e ciò che viene percepito, una sospensione materica che descrive i paesaggi di Federico Severino trasmutati e rarefatti; oltre il velo una visione eterea che scardina l’oggettività paesaggistica e traccia una visione mistica straniante che lentamente sfalda i limiti e che matura e muove connessioni contemplative. I confini diventano sempre più sottili mutando in varchi e variazioni cromatiche che annullano la figurazione e il colore stesso. Il bianco diviene il vessillo autentico di questo sconfinamento, di questo limite che è allo stesso tempo frammento ricco di potenziale, “è la giovinezza del nulla, o meglio del nulla prima dell’origine, prima della nascita”. Francesco Rinzivillo ci accompagna dentro la tela e oltre il confine della tela, in quel bianco puro, materico che è invalicabile, indistruttibile, infinito e che nella sua essenza primigenia tra gli interstizi delle linee diviene un grande silenzio contemplativo. Contrappunto al silenzio misterico del bianco è invece il fragore istintuale dell’iconografia di Ettore Pinelli, un movimento repentino, violento ed aggressivo sonda lo spirito umano più inquieto e brutale, in uno scontro la cui crudezza viene scongiurata da un filtro di colore grigio che oscura e censura la figurazione e che rimanda velatamente alla possibilità di un nulla soffocante e desolante; con la negazione l’opera abbandona le forme e si svuota del suo contenuto impetuoso, le cui tracce permangono attraverso le trasparenze della materia pittorica e attraverso le fughe marginali della tela. Valentina Colella, Ettore Pinelli, Francesco Rinzivillo, Federico Severino ci conducono ad una riflessione sintetica tramite opere dal linguaggio unico, contrapposte e allo stesso tempo complementari che tramite l’astrazione, la composizione e la scomposizione delle forme affondano le radici nella conoscenza dello spirito e della coscienza umana, in quel puro Nulla dove tutto ha origine e dove tutto ritorna. (Emanuela Alfano)

LE BIO DEI QUATTRO ARTISTI IN MOSTRA

Short bio artisti mostra “Un puro Nulla” – SACCA Pozzallo – 11 agosto / 26 settembre 2020

Valentina Colella (Introdacqua, AQ – 1984) sperimenta linguaggi diversi e utilizza materiali eterogenei, mettendo in scena un’intensa meditazione sulle relazioni tra il mondo virtuale e la realtà fisica, l’idea di tempo come passaggio a stadi differenti in rapporto agli eventi casuali, alla storia del luogo e alle vicende autobiografiche. 2014 – Bienal al fin del mundo, Mar Del Plata, Argentina. 2015 – Gestures, Kaohsiung Museum of Fine Arts, Taiwan. 2016 … e poi accadde il bianco! Istituto Italiano di Cultura Colonia, Germania. 2017 – vincitrice ARP – Art Residency Project, Cape Town, Sud Africa. 2018 More thanreal, Kunsthalle West, Lana BZ. 2019 – finalista 19° Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano.

Ettore Pinelli (Modica, 1984).Formatosi in Accademia di belle arti di Firenze, si diploma in pittura nel 2007 e in progettazione e cura degli allestimenti nel 2010, in collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Nel 2015 vince il Premio Marina di Ravenna. Ha partecipato a diversi programmi di residenza per artisti, tra cui Bocs Art a Cosenza, a cura dei Martedì Critici e Territori contemporanei a Prato, a cura di Stefania Rinaldi. Nel 2017 è finalista del 18º Premio Cairo esponendo a Palazzo Reale a Milano. Nel 2018 avvia STUDIO [2], un nuovo progetto in collaborazione, che coinvolge gli artisti e i propri studi nella Sicilia orientale. Collabora stabilmente con diverse gallerie, spazi indipendenti e curatori in Italia. La sua ricerca è incentrata sull’osservazione dal punto di vista antropologico di aspetti relazionali della natura umana portati al limite. A partire da immagini, video ed iconografie ricavate dai media, evidenzia il rapporto interpersonale portato allo stremo, che l’uomo contemporaneo ha con l’informazione.

Francesco Rinzivillo (Comiso, 1966). Nello sviluppo stilistico che va dal figurativo all’astrazione del segno e del colore ha elaborato un linguaggio intimista ed antiretorico, nel quale l’uso del simbolo si distacca da rigide decodifiche. L’utilizzo di media differenti lo ha condotto ad elaborare un approccio all’arte transdisciplinare, passando dalla pittura alla fotografia, dalla video arte alle installazioni. Indaga sul limite, nella produzione del ciclo Limès, e sulla sintesi del segno, in Fittità e Verso un senza fondo. Nel 2018 è stato selezionato da I Martedì Critici per la residenza internazionale Bocs Art a Cosenza, a cura di Alberto Dambruoso ed è finalista al premio Basilio Cascella LXII edizione. In questa direzione ha partecipato a diverse mostre a livello nazionale e le sue opere sono state acquisite da collezioni private ed istituzionali, in Italia e all’estero, e pubblicate su diverse riviste di settore e non.

Federico Severino (Milano, 1990) vive e lavora tra Catania e Torino. La sua è una ricerca di nuove visioni intime di “paesaggio”, inteso come luogo e parte dell’esperienza vissuta. Nella serie “Landscape” è la natura a ispirarlo. Più di recente con i lavori di “Urban landscapes” è affiorata pure l’esigenza di confrontarsi con i paesaggi urbani. Essi, nel complesso, sono delle proiezioni mentali ed esperienziali. Nel 2011 è finalista al Premio Nazionale delle Arti, Brera (MI). Nel 2014 è finalista e vincitore del Premio Nocivelli, sezione pittura. Nel 2016 espone presso la Fondazione Puglisi Cosentino di Catania in occasione di Pre-Visioni II. Sempre nello stesso anno si classifica al secondo posto nella 2ª edizione del Premio FAM Giovani per le arti visive (AG). Nel 2017 è finalista al Premio Combat sezione pittura.
Nel 2018 espone al caffè letterario al Palazzo della Cultura di Catania “(s/t + i/m) x generazioni” a cura di Giuseppe Frazzetto. A luglio è invitato alla prima edizione del Festival di Arte contemporanea “Venti Contemporanei” a Cereggio (RE). È finalista al Premio ContemporaneaMENTI presso la Fondazione L’Arsenale, Iseo (BS). È finalista del premio Fondazione San Fedele (MI).

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