Sette domande. A tu per tu con Andrea Di Consoli e la sua “Mater Matera”

Basilicata, cultura e turismo nel Mezzogiorno nell'ambito dell'evento 'Meta portoni aperti' 2019

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“La Basilicata è un paradiso disabitato, grande il doppio della Liguria ma con meno della metà dei suoi abitanti” afferma Andrea Di Consoli – giornalista, scrittore e protagonista all’interno del suo libro/documentario dal titolo “Mater Matera“. Lucano di famiglia, ma nato a Zurigo (Svizzera) e residente a Roma. Ma nonostante ciò sempre legato alla sua terra d’origine, quella Basilicata che viene vista ormai da tutti nella sua dimensione ‘cartolinesca’ grazie a Matera 2019.

Una terra rurale, quasi deserta, spopolatasi col tempo a causa delle migrazioni verso il Nord e verso le aree urbane in cerca di lavoro. Le tematiche attuali di una regione del Meridione sospesa nella sua anima solitaria e quasi malinconica, dove tutto scorre lentamente e dove spesso viene alla ribalta la dicotomia aree interne – aree costiere (citando il noto paesologo Franco Arminiondr). Del lavoro che non c’è e della demonizzazione della grande industria (vedi il caso Ilva di Taranto); della perenne dualità fra qualità della vita, dell’aria e del cibo tipica delle aree interne opposta al degrado delle periferie urbane e della “confusione” quasi oppressiva classica delle grandi città; di questo e tanto altro, con uno sguardo attualizzante e soprattutto “glocal”, si è parlato oggi in occasione della presentazione di “Mater Matera”. Ascoltando questa sera Di Consoli a Meta di Sorrento – durante l’evento Geografia Nascosta. Meta portoni aperti 2019 * – a confronto con la frenesia post-industriale della vita moderna è divenuta invece “opprimente la solitudine e la marginalità di certi periodi dell’anno in cui tutto diventa tautologico ed autoreferenziale” (cit.) in alcune aree interne e rurali come ad esempio la sua Basilicata. Terra dove in pochi ormai resistono e non decidono di partire verso la città. Gli stessi Sassi di Matera, simbolo un tempo di vergogna d’Italia quando nelle mani dei così chiamati “trogloditi e miserabili”, rappresentano adesso una realtà da cartolina turistica e di richiamo pubblicitario sempre più in mano ai ricchi. L’anima nascosta e spesso non citata di Matera emerge bene invece dalle immagini del racconto documentario curato da Andrea Di Consoli (regia di Simone Aleandri). Dvd e libro intervista racchiusi all’interno di un cofanetto (edito da Castelvecchi in collaborazione con Rai Cinema) che assieme all’autore andiamo quindi a commentare e rivivere, nella nostra intervista di sette domande.

Buonasera signor Di Consoli. Mater Matera si apre con un quadro quasi desolante di Ferrandina Scalo, ovvero l’unica stazione ferroviaria gestita da RFI che abbia un riferimento diretto a Matera 2019. La sua è una metafora della situazione più generale del trasporto pubblico al Sud e in particolare in Lucania? 

Sicuramente il fatto che Matera non abbia una stazione ferroviaria è un unicum. In Italia tutte le città capoluogo di provincia hanno una stazione, Matera no. Il mio giudizio è certamente negativo, per arrivare a Matera si deve andare o a Bari o a Ferrandina. E credo che le Ferrovie dello Stato dovrebbero dunque trovare una soluzione. Per quanto attiene invece l’aspetto più ampio, la principale difficoltà del Mezzogiorno nei trasporti è non longitudinale quanto trasversale, cioè in senso Est-Ovest. Prendiamo ad esempio gli assi Paola-Taranto o Napoli-Bari, c’è un problema che sarebbe il caso affrontare in maniera strutturale e ragionata, altrimenti al di là di chi si serva dell’alta velocità per il resto spostarsi tra sud e sud diventa davvero difficile.

A suo avviso è stato fatto qualcosa in tal senso in occasione di Matera Capitale europea della Cultura 2019 ?

No! Di certo sono stati intensificati i collegamenti navetta con Bari, potenziando magari lo scalo ferroviario di Ferrandina F.S. Ma per il resto Matera rimane una città lontana, inaccessibile.

Nel libro invece è lei che risponde alle domande del suo collega giornalista Roberto Moliterni. Come mai questa scelta editoriale dell’intervista?

La scelta editoriale è stata tale perchè se un tuo collega ha voglia di confrontarsi con te su certi temi non si incorre nei problemi del libro scritto a quattro mani, quindi legati al dover fondere due stili diversi ecc ecc. A me personalmente… e parlo da lettore… il genere libro intervista piace molto, è diretto, caldo, colloquiale, anche se non gode di grande fortuna. Lo trovo adatto per certi argomenti e per lo scambio di punti di vista differenti.

A tal proposito, mi collego ad una parte della sua intervista, “Sparisce la cultura, rimane il turismo” (cit.). Così accadrà anche nel dopo Matera 2019 ? 

Assolutamente sì! Ora, la grande domanda che mi sto ponendo da qualche anno è “ma, il turismo è cultura? E’ progresso?”. La stessa domanda se la pongono le città turistiche ed anche i filosofi: in che modo la cultura deve trattare il turismo senza farlo diventare un fenomeno troppo elitario? Credo che, sia pure con mille riserve e diffidenze, bisogna approcciarsi al turismo non con sospetto come facciamo tuttora anche noi persone di cultura, bensì come un processo culturale di massa, globale e profondo, che dal punto di vista quantitativo è ormai caratteristico della società attuale.

Cosa ne pensa lei dell’iniziativa “Capitale per un giorno” che raggiunge volta per volta un luogo diverso della Basilicata ? 

Indubbiamente un’iniziativa molto interessante, ma i problemi sono sempre i soliti. Se si fa un evento in un paese piuttosto che in un altro, la gente degli altri paesi ci va? Partecipa? Torniamo al discorso di prima… i collegamenti e lo scambio in Basilicata sono molto complicati, si tratta di un territorio enorme, vasto il doppio della Liguria.

Dal grande cinema alla fiction Rai, Matera vive ormai costantemente un’atmosfera da set. Ma come si spiega lei questo tornare ad interessarsi di Matera da parte dei registi a distanza di così tanti anni da Pasolini? 

Un aspetto sicuramente positivo dal punto di vista produttivo, come marketing e promozione del territorio. Anche se, forse, ripropone un’immagine oleografica e da cartolina di Matera. Quasi un disimpegno del cinema moderno verso la concezione neorealista e sempre più proiettato ad una dimensione scenica. Oggi per me Matera è una cartolina, che si distanzia dal paradigma pasoliniano d’un tempo per andare verso una visione più edulcorata e appunto filmica.

Infine, la festa della Bruna del 2 luglio. Lei ne parla molto a fondo sia nel libro che nel documentario. Qui in penisola sorrentina viene vissuta in maniera analoga ed altrettanto partecipata ogni celebrazione religiosa, specialmente per le feste patronali e le processioni pasquali. Secondo lei, questo aspetto della religione può rivelarsi un punto d’unione per tutto il Sud a fini di sviluppo turistico futuro ? 

Io credo che l’aspetto religioso sia marginale nel Mezzogiorno, residuale rispetto a tendenze ormai dominanti di secolarizzazione. Anche il Sud si è ormai emancipato da una serie di superstizioni e subalternità. Una mutazione antropologica radicale. Io non credo che ci sia un così grande nesso religione-turismo, perchè il turista va in cerca più che altro di suggestioni storiche e culturali, di emozioni immediate, che non hanno una grande portata  dal punto di vista del sapere. Indubbiamente quello religioso è un patrimonio immateriale nostro, meridionale, immenso anche se spesso non documentato. Per questo motivo sta lentamente scomparendo nell’indifferenza generale.

Grazie della sua disponibilità e buona permanenza in penisola sorrentina!!! 

Grazie a voi, buonasera.

* Al tema più ampio del Mezzogiorno, delle sue potenzialità inespresse e dei problemi socio-economici che si protraggono ormai da secoli, si è discusso nell’altra parte del dibattito di ‘Meta portoni aperti’. L’iniziativa prosegue dunque nel suo ponte ideale con la Basilicata, dopo la partecipazione lo scorso 2018 di Christian Merli, co-sceneggiatore ed ideatore del progetto cinematografico Basilicata coast to coast (2010).
La serata ha visto inoltre la partecipazione di illustri storici locali quali il prof. Vincenzo Russo che ha trattato del meridionalista metese Salvatore Cafiero (1932-2001) e di Mariano Lardaro a proposito del musicista locale Camillo Paturzo. Direzione artistica a cura di Eugenio Lorenzano, Nino Aversa e Pierpaolo De Pasquale, con il patrocinio del Comune di Meta e la presenza dell’avv. Biancamaria Balzano, in veste di consigliere comunale con delega alla Cultura. Premiati i tre ‘portoni aperti’ più belli, consegna attestato di benemerenza del Comune ai tre figli di Salvatore Cafiero, Laura, Giovanni e Betta.

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