Slow Food e l’oro di Capri: storie e bontà della chiocciola dall’Isola Azzurra

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Glamour e mondanità ci hanno abituati a vedere Capri dal suo lato più vip. Ma ora, fine del mese di marzo e vigilia dell’apertura ufficiale della stagione turistica, viviamo per un giorno l’Isola Azzurra da un altro punto di vista, forse inedito. Con Slow Food ci rechiamo nella parte alta dell’isola campana, ad Anacapri. Il comune del lato ovest di Capri e sede di bellezze come villa San Michele del medico svedese Axel Munthe, di scorci mozzafiato sulla natura brulla e selvaggia del Monte Solaro, ma soprattutto scenario delle colture più antiche e di tradizioni che vanno purtroppo lentamente a morire col tempo. Per far sì che tale memoria resti viva nelle future generazioni, raccontiamo oggi quanto avvenuto nel corso dell’ultima assemblea soci Slow Food della locale condotta della Chiocciola – che abbraccia un territorio compreso fra la stessa isola azzurra e la città di Castellammare di Stabia, includendo ovviamente la penisola sorrentina intera e parte dei Monti Lattari.

La giornata lo permetteva, dunque è scattata la marcia verso l’isola dei più fedeli e attivi fra i soci di terraferma unitisi agli altri associati capresi. Guidati dal leader fiduciario della condotta Costiera sorrentina e Capri, Mauro Avino, dallo staff di segreteria e tesoreria e dalla ospitante associazione L’oro di Capri, la gita è iniziata dalla visita guidata alla Certosa di San Giacomo, con i suoi affreschi d’epoca post giottesca e di scuola tardo medievale, i suoi giardini ricchi di erbe aromatiche, il chiostro grande, nonchè sede del Museo Diefenbach. Dopo una prima scorpacciata di pittura e cultura, rotta verso l’alto… in senso geografico ovviamente. Il gruppo sale verso il Comune di Anacapri, un tempo popolato di sole duemila anime ma oggi giunto addirittura a 7.000. Qui l’assessore al Turismo Massimo Coppola ha salutato l’avvio dei lavori di assemblea, per discutere ed approvare bilancio, rendiconto annuale del 2018 e le tante iniziative portate avanti dalla condotta locale Slow Food. Proprio con la scuola ‘Axel Munthe’ di Anacapri si è valorizzata la coltura della pregiata e quasi introvabile cicerchia autoctona. Un tipo di legume che viene coltivato a queste altitudini, che necessita di pochissima acqua e soprattutto gustosissimo nella zuppa o con pasta mista. 

Anacapri è anche la patria dei maggiori uliveti dell’isola, sede un tempo di molti frantoi ormai quasi totalmente scomparsi, malgrado l’aumento del numero di residenti nel comune. Ma ciò nonostante non si è persa l’anima olivicola del luogo, con le olive e l’olio a farla da padroni anche a tavola, come è avvenuto appunto nel corso del pranzo post assemblea. L’anima rurale di questi luoghi unici riemerge dal racconto di un’altra colonna portante della condotta sorrentina, l’agricoltore e ristoratore Mario Persico (nostra vecchia conoscenza in quanto gestore dell’agriturismo Antico Casale Colli di San Pietro laddove spesso abbiamo assaporato prodotti della terra a km zero) e caprese d’adozione, per parte di moglie. E’ nel breve ma conciso intervento di Mario in assemblea che si torna a parlare di quando Capri era stazionamento di asini per portare le ceste di olive dalla terra al frantoio, di quando il turismo rurale appunto convergeva anche lungo i sentieri impervi verso Villa Jovis – dal lato di Monte Tiberio a est). Ricette antiche poi, con la leggenda legata all’insalata caprese, ovvero mozzarella e pomodoro, che in onore dei reali dell’epoca veniva preparata appositamente a Marina piccola. Ma caprese è battezzata anche la torta, il dolce che da qui alla penisola sorrentina intera viene gustato a fine pasto ed a base di mandorle, burro e cioccolato o in alternativa al gusto limone. Capri è un pullulare di storie legate alla terra, anche se oggi di produttori ne sono rimasti ben pochi sull’isola azzurra. Complice la netta virata che già dagli anni del boom economico condusse l’isola verso un turismo vip, di elite, quindi ben lontano dalla tradizione agricola antica.

Tra i lavori assembleari e il momento del pranzo, però, abbiamo ascoltato brevemente il fiduciario di condotta Mauro Avino. Motivo, la concomitanza dell’assemblea soci con un grande evento tenutosi a Castellammare di Stabia (altro estremo territoriale della condotta) in occasione del Mediterranean Cooking Congress. Alla nostra domanda circa il perchè Slow Food non fosse presente al meeting stabiese, Mauro risponde :

«Slow Food è innanzitutto una filosofia ed è sempre presente quando ci sono le persone che la condividono e la attuano. Io sono stabiese e sono orgoglioso quando nella mia città si organizzano manifestazioni che non solo le danno lustro, ma soprattutto le danno coraggio, un plauso agli organizzatori. La nostra associazione è molto conosciuta, a Castellammare ed in tutto il mondo, ed è sempre pronta a sostenere chi si riconosce nelle idee del movimento della chiocciola e ne sostenga attivamente i temi. Temi di tutti, perché oggi non si può più ragionare in termini di autoreferenzialità, i tempi sono urgenti e bisogna camminare insieme, c’è un pianeta da salvare».
Già, appunto il Pianeta Terra. Ebbene sì, perchè la riunione dei soci Slow Food si apre all’insegna di tale tema e nel bel mezzo delle proteste mondiali contro il cambiamento climatico. L’indomani della battaglia avviata dalla giovanissima Greta – dalla Svezia come Axel Munthe, casualità – e dell’inno allo stop al cambiamento climatico sulle note dell’italiana ‘Bella ciao’ anni ’40 (motivetto che in realtà risale a ben prima della Guerra – ndr). Con un video che ripercorre quelle scene di protesta cui anche la Chiocciola ha aderito è partita la riunione dei soci di condotta.
Il tutto mentre la bandiera del movimento mondiale viene piantata metaforicamente sul suolo di Capri, dando alla condotta Costiera sorrentina una visione ampia, che abbracci l’intero territorio. Dunque anche l’isola dei Faraglioni e del buon vivere.

 

 

 

 

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