Scicli. Al Palazzo Spadaro Luca Bianchini incanta e diverte il pubblico

Luca Bianchini, sabato 26 Gennaio alle 18.30 presso il palazzo Spadaro di Scicli (via F. Mormina Penna), ha presentato il suo ultimo libro: So che un giorno tornerai. L’incontro è stato organizzato dal Comune di Scicli, dal “Brancati” e dalla Libreria Giunti al Punto di Ragusa. Classe 1970, Luca Bianchini è nato a Mola di Bari ma ha vissuto la sua adolescenza a Nichelino in provincia di Torino dove si è laureato in lettere moderne e dove vive. Ex venditore di tè a Londra, ex intervistatore telefonico, ex redattore filatelico, oggi Bianchini è scrittore e conduttore radiofonico.

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Scicli (Rg) – Simpatico, irriverente, fuori dagli schemi, questi gli aggettivi adatti a definire lo scrittore torinese Luca Bianchini, intervistato questa sera presso l’incantevole Palazzo Spadaro, sito nel centro storico di Scicli (Ragusa) dal professore Giuseppe Pitrolo. L’autore di Io che amo solo te, La cena di Natale, Nessuno come noi, per citare solo qualcuno dei suoi romanzi, quelli più famosi, diventati ben presto film di successo, l’ultimo nelle sale lo scorso ottobre con Alessandro Preziosi e Sarah Felberbaum, per la regia di Volfango De Biase, ha presentato questa sera il suo ultimo lavoro, edito Mondadori, So che un giorno tornerai: «I libri sono un po’ come i figli. Se avete dei figli, sapete che ce n’è sempre uno più fortunato. Non si dice, ma la mamma lo sa…».

Luca Bianchini e Ileana Pollio

Dopo un rapido excursus sui suoi precedenti, e per l’appunto fortunati, romanzi, l’autore racconta come nasce il suo ultimo libro So che un giorno tornerai: «Questo libro è nato un sabato sera. Accettando un invito un po’ controvoglia in un paese della provincia lombarda, quando una ragazza alla stazione mi viene a prendere e subito mi zittisce (cosa non semplice da fare): “Tu non puoi essere di malumore, io se fossi nata maschio avrei avuto una vita normale, con due genitori; invece sono nata femmina, mio padre non mi ha riconosciuta e mia madre dopo un po’ è andata via”…»Da questo dramma, raccontato con grande serenità dalla donna, nasce immediatamente la storia di Angela, ambientata nella Trieste della fine degli anni Sessanta, che non ancora ventenne diventa la madre di Emma la quale, per la “colpa” di essere nata femmina, non viene riconosciuta dal padre Pasquale, uomo affascinante, tradizionalista del sud e già sposato: «Le storie le trovi così per caso: vado lì, in quel paesino lombardo, controvoglia e subito questa storia mi colpisce. Mi colpisce perché non ne sapevo niente: io non sono genitore, non sono stato abbandonato, non conoscevo Triste, la città in cui decido di ambientare la storia, ma mi affascina fin da subito, oltre la ragazza che mi racconta divertita questa storia, anche la madre di cui mi parla apertamente…».

Un romanzo che prende le mosse, dunque, da una storia vera, emozionante, e allo stesso tempo estremamente triste. Un libro sulla ricerca delle nostre origini, sulla scoperta di chi siamo e la magia degli amori che sanno aspettare. Con ironia e un pizzico di nostalgia, Luca Bianchini ci prende per mano e ci porta a conoscere i sentimenti più nascosti in ognuno di noi, per scoprire che non hanno confini, “da Trieste in giù”: «Nei miei romanzi la costante è sempre quella di cercare di alleggerire la vita che sappiamo essere fin troppo pesante…».

 

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