Premio Due Sicilie, XXV edizione. Protagonista Povia con ‘Al Sud’

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Immagine tratta dalla pagina social dell'evento https://www.facebook.com/Giuseppe.Povia/photos/gm.1945651132160312/10156652870529670/?type=3&theater

“C’era una volta, ma poi venne Garibaldi… c’era una volta…” così esordisce nel nuovo singolo Giuseppe Povia, che il prossimo sabato 3 novembre sarà l’ospite musicale del “Premio Due Sicilie – Eccellenze del sud” a Napoli. La 25esima edizione del premio che tributa all’orgoglio partenopeo e meridionale quanto spesso celato dalla narrazione storica, prevista per le ore 21,00 al Teatro Mediterraneo del capoluogo campano, coinciderà con il 25esimo anniversario del movimento neoborbonico.

Diego Ambruoso ph. (Foto XXL)

Artisti, comici, musicisti del meridione e non solo. Quest’anno la sorpresa arriva proprio dal nord. Dopo un periodo di riposo riecco Povia, reduce dalla premiazione di Piano di Sorrento dello scorso 27 ottobre in cui l’artista milanese, visibilmente emozionato per questo gran ritorno sotto i riflettori, ha regalato al pubblico una performance live del suo ultimo brano “Al sud” .

Oltre poi ad una insolita versione unplugged del suo primissimo singolo “Quando i bambini fanno ohh” (2005). L’anteprima offerta al pubblico del Delle Rose sul palcoscenico del galà finale del Premio Penisola Sorrentina “Arturo Esposito” (seguito e raccontato nel servizio a cura dei nostri Biagio e Martina – ndr) è stata molto apprezzata dalla platea sorrentina e campana in generale. Il motivetto è accattivante, simpatico, orecchiabile; il testo azzeccato, con lui voce narrante ed un po’ provocatore – come sempre – ma fedele al revisionismo storico che riaffiora dai versi della canzone. La ricchezza dell’ex Regno delle Due Sicilie, dalla morte di re Ferdinando II di Borbone alla fine inevitabile del dominio spagnolo in seguito alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Le miniere di zolfo in Sicilia, le fabbriche della seta (San Leucio – ndr), Castellammare con i cantieri navali e la prima ferrovia Napoli-Portici. L’immigrazione che non c’era, quando si lavorava e la gente  “al sud si amava” (cit.), tutto quanto sarebbe finito con l’Unità d’Italia tanto vituperata dai neoborbonici e movimenti affini. Povia è riuscito a mixare in pochi ma essenziali versi il sentimento ancora vivo del Sud ferito, nostalgico, disilluso… forse ammalato.

Facciamo però un salto indietro di qualche anno, poco dopo l’ultimo successo di Povia con “La Verità” (Sanremo 2010) che affrontava in maniera limpida e disinibita il caso Englaro e il tema spinoso dell’eutanasia. Incompreso e forse ingiustamente criticato per qualche tempo dopo “Luca era gay” di appena un anno prima (Sanremo 2009); da quello stesso palcoscenico che nel 2006 lo incoronò vincitore con “Vorrei avere il becco” e quel ritornello altrettanto difficile da dimenticare del ‘più o meno come fa un piccione, l’amore sopra il cornicione’ (cit.). Era una freddissima serata di gennaio, durante una festa patronale in un piccolo comune della Campania. Povia venne ad esibirsi catturando subito l’interesse della gente presente. Da umile addetto stampa di provincia interamente dedito all’organizzazione di interviste e photocall – ed anche con qualche chilo in meno (come si evince dalla foto accanto a Povia) – chi vi scrive è tuttora colpito dalla grande umanità e spontaneità dell’artista e lo ricorda con piacere. A cena dopo l’esibizione piacevole e stimolante fu il confronto su temi d’attualità, politica ma anche sulla differenza di vedute riguardo ad alcuni idoli musicali (non diciamo quali) ormai consacrati alla fama da decenni. Mai nessuno di noi lì a quel tavolo, però, avrebbe immaginato un tema simile e forse insolito per un cantante nativo del nord Italia.

Oggi è di nuovo dal sud, appunto, che il tono diretto e schietto di Povia ha fatto breccia nel sentimento collettivo – al di là dei gusti e di chi, legittimamente, potrà non esser d’accordo con quanto dice e canta. Per tale motivo, appuntamento a Napoli il 3 novembre con il Premio Due Sicilie.

E… bentornato Povia!!!

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